SIAE, più è lenta e più guadagna

di Guido Scorza


“Le iniziative assunte nel corso dell’esercizio hanno creato le condizioni per un equilibrio economico strutturale ed hanno generato utili di bilancio (€ 18,7 milioni) più che sufficienti a ripianare integralmente le perdite pregresse (€ 17,7 milioni)”.

 

Sono le parole con le quali Gian Luigi Rondi, ormai ex Commissario straordinario della SIAE, presenta il rendiconto relativo all’esercizio 2012, quello del passaggio del testimone, al nuovo Presidente della SIAE, Gino Paoli.

 

“L’esercizio 2012 – continua Rondi – nonostante alcune criticità connesse al business (con inevitabili riflessi sui ricavi, diminuiti di – € 6,1 milioni pari a -3,6% sul 2011), presenta risultati ampiamente positivi, anche grazie alle azioni di razionalizzazione ed efficientamento intraprese negli esercizi precedenti.”


Le cose però non stanno esattamente così...


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News online a pagamento: da gennaio 2013 Corriere.it e Repubblica.it in abbonamento

INFORMAZIONE SUL WEB

 

di Roberta Caffaratti

 

Rupert Murdoch, editore e fondatore di News corporation e punto di riferimento dei media moderni, lo aveva detto: «L'era attuale di internet, dove l'informazione giornalistica viene data gratis, presto sarà finita». Era la primavera del 2009. Sono passati tre anni e il dibattito, soprattutto in Italia, è ancora aperto.


Ma da gennaio 2013 arriverà la svolta e, secondo quanto risulta a Lettera43.it, si smetterà di parlarne solamente. Il motivo? Semplice: dall’inizio del prossimo anno un paio di giganti delle news italiane cominceranno a fare sul serio, facendosi pagare l’informazione online. Corriere della Sera (Rcs Mediagroup) e La Repubblica (gruppo L’Espresso) hanno deciso di passare dalle chiacchiere ai fatti. E potrebbero essere seguiti presto dal Sole24Ore e da La Stampa.


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Biblioteche europee a caccia di copyright. Grazie all’«italiano» Arrow

Non solo gli ebook dei grandi autori (ed editori). Già prima che questi ultimi sbarcassero sul mercato italiano, «rivoluzione digitale» ha significato anche iniziare a trasformare in «bit» l’immenso patrimonio librario delle nostre biblioteche.


Un modo per conservarlo, contro le insidie che il tempo gioca al supporto cartaceo. Ma anche un processo reso talvolta difficoltoso dalla questione dei diritti. A meno di non avere il consenso di chi li detiene, infatti, si possono riprodurre «per il pubblico» solo opere fuori copyright (settant’anni dopo la morte dell’autore e dell’ eventuale traduttore).


Il problema nasce quando non si sa chi sia il possessore dei diritti oppure quest’ultimo sia introvabile. Vale a dire per le cosiddette «opere orfane». Questo tipo di testi, infatti, si può digitalizzare e diffondere ma biosogna prima stabilire che non ci sia davvero alcun traccia del detentore.

 

Adesso una direttiva condivisa dal Parlamento e dal Consiglio europeo fornisce alcune linee guida sul tema, che dovranno essere recepite dagli Stati membri nel giro di due anni.


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Musica usata online. E’ legale?

di Guido Scorza

 

E’ lecito vendere musica digitale di seconda mano? E’ questa la domanda che rimbalza, in queste ore, dalle colonne dei principali quotidiani americani a quelle del quotidiano francese Le Monde.

All’origine della domanda, questa volta, non c’è la dichiarazione-bufala di Bruce Willis, preoccupato di poter lasciare, in eredità, alle sue figlie il proprio enorme patrimonio di musica in digitale comprata su Itunes ma il giudizio, davanti ad un Giudice di New York, che vede da una parte ReDigi una piccola startup di Boston e dall’altra la Capital Records, un’etichetta discografica, oggi di proprietà del colosso Vivendi.



I fatti sono di una linearità disarmante, specie in relazione alle conseguenze che – per quanto improbabili – potrebbero determinare sul mercato della musica online.

La startup, attraverso un apposito software ed una propria piattaforma, dopo aver verificato che la musica digitale dei propri utenti sia stata legittimamente acquistata e che questi abbiano effettivamente intenzione di liberarsene – e non già di farne, semplicemente, una copia da rivendere – consente di rivendere i file mp3 di seconda mano, percependo una commissione tra il 5 ed il 15% e consentendo ai singoli titolari dei diritti – se iscritti ad un apposito programma – di percepire, a loro volta, delle royalties su ogni vendita.


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