Stampa o salva l'articolo in PDF  Bookmark and Share

Biblioteche europee a caccia di copyright. Grazie all’«italiano» Arrow


Non solo gli ebook dei grandi autori (ed editori). Già prima che questi ultimi sbarcassero sul mercato italiano, «rivoluzione digitale» ha significato anche iniziare a trasformare in «bit» l’immenso patrimonio librario delle nostre biblioteche.


Un modo per conservarlo, contro le insidie che il tempo gioca al supporto cartaceo. Ma anche un processo reso talvolta difficoltoso dalla questione dei diritti. A meno di non avere il consenso di chi li detiene, infatti, si possono riprodurre «per il pubblico» solo opere fuori copyright (settant’anni dopo la morte dell’autore e dell’ eventuale traduttore).


Il problema nasce quando non si sa chi sia il possessore dei diritti oppure quest’ultimo sia introvabile. Vale a dire per le cosiddette «opere orfane». Questo tipo di testi, infatti, si può digitalizzare e diffondere ma biosogna prima stabilire che non ci sia davvero alcun traccia del detentore.

 

Adesso una direttiva condivisa dal Parlamento e dal Consiglio europeo fornisce alcune linee guida sul tema, che dovranno essere recepite dagli Stati membri nel giro di due anni.

 

Per stabilre se un’opera è orfana, recita la direttiva, serve una «ricerca diligente». Vale a dire una serie di accertamenti che possono variare da Paese a Paese ma che devono obbligatoriamente basarsi su almeno alcune  tipologie di fonti. Ovvero: depositi legali, cataloghi di libri e file di autori conservati nelle biblioteche o in altre istituzioni; associazioni di editori e autori dei rispettivi Stati; cataloghi e registri come Isbn (l’International standard book number).

Arrow_logo_021-250x176.jpg

E, infine, su strumenti che integrano già diversi database. Tra di essi, un prodotto made in Italy: Arrow (freccia), un sistema informatico che – incrociando diversi archivi – è in grado di determinare se un’opera è protetta da copyright o di pubblico dominio, se è in commercio o meno, individuando, eventualmente, i riferimenti dei titolari dei diritti oppure dichiarando che il testo è orfano.

Coordinato dal 2007 dall’Associazione italiana editori (Aie), Arrow è stato messo a punto con la partecipazione – tra gli altri – del consorzio universitario Cineca di Bologna. «È una dimostrazione che noi italiani sappiamo anche produrre innovazione e sviluppo» commenta soddisfatto il responsabile di Arrow, Piero Attanasio.

 

Tra gli altri principi della Direttiva volti a tutelare il copyright, l’obbligo di una remunerazione per i detentori dei diritti che dovessero palesarsi in un secondo momento. A questo scopo, il testo dell’Ue prevede anche un sistema di licenza in base a cui le biblioteche pagano una piccola somma su tutti i libri digitalizzati: una sorta di assicurazione che serva proprio a risarcire gli eventuali (redivivi) possessori di copyright.

 

Nel testo si legge infine che «il diritto d’autore è il fondamento creativo dell’industria culturale, dal momento che stimola l’innovazione, la creazione, l’investimento e la prooduzione». E, ancora, «un importante strumento per assicurare che il settore creativo sia ricompensato per il suo lavoro». Al contempo, prosegue il testo, «la digitalizzazione di massa e la disseminazione di opere è un mezzo per proteggere l’eredità culturale dell’Europa».

 

Pensate anche voi che questi due principi possano convivere? Regole stringenti per individuare i detentori del diritto d’autore sono necessarie per tutelare la creatività o possono limitare la diffusione del sapere?

 

[Tratto da: http://ehibook.corriere.it]