Archivio: Ricerca e Sviluppo

A Glasgow, la proprietà intellettuale non è in vendita. L'Università la cede gratis

FEDERICO GUERRINI

 

Eliminare gli steccati che impediscono la libera circolazione delle idee e della conoscenza può portare un grande valore aggiunto all’economia e avere effetti benefici sull’intero tessuto sociale che ruota attorno a un ente di ricerca. È il principio che ha portato l’Università di Glasgow a rivoluzionare la consueta logica delle licenze ad uso commerciale e a rendere disponibili gratuitamente alle aziende, per prima nel Regno Unito, i risultati delle sue ricerche campo medico e tecnologico.

Modelli diagnostici per il trattamento del morbo di Parkinson, nuove tecniche per migliorare le terapie contro il cancro, un motore di ricerca open source di documenti online sono solo alcuni dei progetti che, tramite il sito dedicato “Early access Ip”, sono già a disposizione delle imprese britanniche che intendono trovare applicazioni commerciali di queste scoperte. A breve più del 90 % dell’intero archivio universitario sarà liberamente fruibile online, ad eccezione delle ricerche che sono state finanziate da qualche società privata.

“Una delle missioni chiave dell’Università – spiega il rettore Anton Muscatelli – è la creazione, l’avanzamento e la condivisione della conoscenza. Il nostro obiettivo è dimostrare la rilevanza, l’importanza e l’impatto della ricerca che si effettua a Glasgow e aiutare le aziende britanniche a massimizzare la loro competitività a livello internazionale”. “Dare in licenza una tecnologia nel Regno Unito – aggiunge il direttore della commissione per le strategie tecnologiche Iain Gray – può essere un processo laborioso, cosa che può inibire la condivisione della proprietà intellettuale fra le università e le aziende. Questa mossa aiuterà a creare relazione migliori e più durature fra il mondo dell’impresa e quello della ricerca”.

 


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Telecomunicazioni, ecco come funziona l'ecosistema

bernabeFranco Bernabè a colloquio con Luca De Biase «Le compagnie di telecomunicazioni devono essere completamente ripensate in termini di strategia e struttura organizzativa». Le parole sono importanti. E l'amministratore delegato di Telecom Italia sa di doverle pesare molto bene: si ascoltano per comprenderne le conseguenze, si interpretano per scommettere sulla prospettiva che promettono, si valutano per prepararsi al momento della verifica. Quindi, dicendo che «le telco vanno completamente ripensate», Franco Bernabè annuncia una svolta profonda. Ispirata da una consapevolezza: «Sì, siamo in un ecosistema. È scontato che la nostra crescita dipenda dalla domanda. Ma è altrettanto vero che lo sviluppo e l'innovatività delle persone e delle aziende dalle quali emerge la domanda dipendono a loro volta, anche, dalla nostra efficienza». Tutto si tiene. E le responsabilità della Telecom nell'ecosistema dell'innovazione italiano sono enormi. Le conseguenze delle scelte di chi guida la Telecom Italia sono economiche e sociali, tecnologiche e culturali: possono frenare o accelerare la modernizzazione. Bernabè – lo diceva conversando con alcuni blogger riuniti a Rovereto qualche settimana fa – sa che la motivazione più grande, per il suo lavoro e per quello dei suoi collaboratori, è nell'assumersi fino in fondo quelle responsabilità. Cambiando radicalmente passo. «Basta yes man», dice. «Attraversiamo una rivoluzione», osserva. «Non possiamo più limitarci a coltivare il nostro giardino, ma dobbiamo abilitare i migliori giardinieri perché sviluppino le loro aiuole». E poi, en passant, pensando a una delle mille polemiche che girano nel settore, quella sulla net neutrality: «Non faremo i poliziotti della rete».


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Simpatico questo toner. Scompare

dispaper.thumbnail.jpgEra stata preannunciata da molto, ora non è più un concept, è arrivata ufficialmente la carta con stampa a scomparsa. Xerox la sta presentando alla Wired NEXT Fest in programma presso il Millennium Park di Chicago. L'esigenza nasce dalle analisi che l'azienda ha svolto circa l'impiego della maggior parte dello stampato dei clienti. Ne è emerso che, nonostante i dispositivi di archiviazione elettronica stiano prendendo il posto degli archivi cartacei ad ogni livello amministrativo, la carta rimane ancor oggi il mezzo più comodo ed efficace per stampare copie "transienti". Xerox ha riscontrato che il 40 per cento dei documenti stampati vengono usati per meno di 24 ore, superate le quali conservano valore talmente di rado da essere quasi sempre distrutte. Il meccanismo di Xerox non comporta l'impiego di un vero e proprio toner: la carta cancellabile di Xerox è rivestita con uno speciale (e segreto) cocktail di composti chimici in grado di reagire a specifiche lunghezze d'onda luminose.


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L'Economist boccia l'IT italiano

globe_searchAncora cattive notizie sul fronte internazionale. L'Italia esce malissimo da una classifica stilata dalla Eiu, l'Intelligence Unit dell'Economist. Competitività in calo, pochi investimenti nella ricerca e nello sviluppo, grande diffusione - a tutti i livelli - della pirateria informatica e carenza di personale qualificato. Sono i mali del nostro paese che rendono assai poco confortante la radiografia dell'information technology italiana. Nella classifica mondiale di competitività IT per l'anno in corso colloca l'Italia solo al 25° posto, segnando, a vantaggio di Spagna e Estonia, un calo di due posizioni rispetto al 2007. L'Italia è l'unica delle grandi economie a non rientrare nelle prime 20 posizioni. E che un settore IT in buona salute contribuisce direttamente per oltre il 5% al PIL dei Paesi più sviluppati, oltre a influenzare positivamente tutta l'economia, aiutando aziende e lavoratori a essere più efficienti e produttivi. A guidare la classifica sono gli Stati Uniti, mentre il nostro Paese risulta essere nelle ultime postii anche in Europa: peggio di noi, tra i paesi europei presi in esame dalla ricerca, solo il Portogallo (al ventisettesimo posto), e la Grecia (trentatreesima). Per realizzare la classifica è stato creato un indice di competitività. L'Economist ha lavorato per conto della Business Software Alliance, l'organizzazione che raggruppa le maggiori aziende dell'Information Technology, tra cui Apple, Microsoft e Adobe, e che si occupa di promozione della cultura informatica e, soprattutto, della lotta alla pirateria. L'indice prende in considerazione 6 fattori: cultura dell'innovazione, infrastrutture tecnologiche, disponibilità di personale qualificato, quadro normativo sulla proprietà intellettuale, competitività del sistema paese e leadership governativa. Per l'Italia il valore dell'indice è di 45,6 su 100. Ben lontano dal 74,6 degli Stati Uniti e inferiore anche alla media Ue (48,4). L'Italia non figura fra le venti nazioni più avanzate in nessuna delle sei aree.


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